{"id":94,"date":"2019-03-06T06:46:43","date_gmt":"2019-03-06T06:46:43","guid":{"rendered":"http:\/\/caiverbicaro.it\/?page_id=94"},"modified":"2019-04-03T21:43:23","modified_gmt":"2019-04-03T21:43:23","slug":"paesaggio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/caiverbicaro.it\/index.php\/la-sezione-pino-aversa\/paesaggio\/","title":{"rendered":"Ambiente e Paesaggio"},"content":{"rendered":"\n<p>Il ponte sulla SS18, in prossimit\u00e0 &nbsp;della foce sul fiume Lao, nella omonima valle, oggi vezzosamente detta &lt;&lt;riviera dei cedri&gt;&gt;,  \u00e8 un punto straordinario di osservazione del paesaggio disegnato dalla catena dei monti <em>dell\u2019ORSOMARSO<\/em>.<br>\nSembra di essere al centro del diametro di un cerchio che divide la superficie nei due semicerchi montano e marino: con le spalle rivolte al mare, girando lo sguardo da sinistra verso destra, vedo la catena montuosa che forma il golfo di Policastro, da capo Palinuro a capo Scalea; ancora verso destra, la cornice formata dai monti incastona la valle del Lao, fino alla punta di Cirella, quella che una volta, ai tempi della magno-greca Sibaris, era una profonda insenatura, un approdo sicuro da cui il nome di Laos, poi sinus Laus in epoca romana; oltre Cirella, spicca la cima aguzza di serra La Croce da cui segue il profilo discendente dell\u2019Appennino calabrese; poi l\u2019orizzonte marino da dove Stromboli, con il suo pennacchio di fumo, ci augura la buona notte. <\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 questo l\u2019ambiente in cui viviamo noi fortunati abitatori della valle del Lao: monti, boschi, fiumi, mare che rendono concreto e materiale il concetto astratto di ambiente.<br> Una materialit\u00e0 alla quale diamo il nome di paesaggio, inteso comunemente come bellezza naturale, in modo limitante e un p\u00f2 fuorviante.<br><br>\nSorprende notare come, in questo semicerchio, non vi sia soluzione di continuit\u00e0 tra montagna e mare, nel senso che, tranne che in pochi tratti di costa, la montagna \u00e8 figlia del mare che l\u2019ha partorita con la forza delle spinte tettoniche, senza che ne sia stato tagliato il cordone ombelicale! Una circostanza che giustifica perch\u00e9 l\u2019uomo, per organizzare il suo spazio, sia stato costretto a costruire i suoi borghi appendendoli alle pareti scoscese.<br><br>\nUn turista osserva il paesaggio come un quadro artistico dipinto dalle arti magiche della Natura e rimane ammirato dal profilo dei monti, dai colori cangianti della vegetazione, dai borghi antichi incastonati come gemme sul territorio. Una vista che suscita un\u2019emozione estetica da &nbsp;immortalare in un fermo immagine fotografico, ma pur sempre un modo inanimato di vedere. Ma se l\u2019osservatore \u00e8 chi \u00e8 nato, vissuto, partito, ritornato qui &#8211; non sapendo resistere alla forza del <em>nostos<\/em> &#8211; l\u2019emozione non \u00e8 solo estetica: affiorano ricordi, si risentono profumi e voci mai dimenticati: \u00e8 il racconto di una umanit\u00e0 della quale si era avvertita, in luoghi altri e lontani, la progressiva scomparsa.<br><br>\nGrazia Deledda ci descrive in modo struggente i sentimenti di chi si allontana dai luoghi in cui ha ricevuto il suo &lt;&lt;imprinting&gt;&gt; con i pensieri di Efis, un personaggio di &lt;&lt;Canne al vento&gt;&gt;, quando \u00e8 costretto ad allontanarsi, seppure per breve tempo, dal luogo dove ha trascorso la sua vita: &lt;&lt;<em>\u2026ogni tanto si fermava volgendosi a guardare il poderetto tutto verde fra le due muraglie di fichi d\u2019India&#8230;&#8230;; e la capanna lass\u00f9 nera fra il glauco delle canne e il bianco della roccia gli pareva un nido, un vero nido. Ogni volta che se ne allontanava lo guardava cos\u00ec, tenero e melanconico, appunto come un uccello che emigra: sentiva di lasciar lass\u00f9 la parte migliore di se stesso, la forza che d\u00e0 la solitudine, il distacco dal mondo; e andando su per lo stradone attraverso la brughiera&#8230;, diretto verso un luogo di penitenza: il mondo<\/em>\u2026&gt;&gt;<br><br>\nEntrando nell\u2019ambiente interno a quei luoghi ci rendiamo conto di esserne parte integrante, in mutua condivisione e connessione in un sistema ordinato con ogni essere vivente che vi abita, vegetale o animale che sia, perch\u00e9 la natura \u00e8 una e indivisibile e nell\u2019ambiente include la vita, le relazioni sociali, e molti altri aspetti.<br> Osservandone le trasformazioni siamo indotti a pensare a come siamo e a ci\u00f2 che eravamo: qui abbiamo ricevuto la nostra impronta e ancora ci identifichiamo come parte di quei luoghi. E\u2019 evidente, dunque, che, se considerato in modo olistico, il paesaggio \u00e8 cultura -intesa in senso antropologico- e promuoverla e tutelarla significa rafforzare una diffusa coscienza civica per la salvaguardia di un bene comune e per scongiurare la perdita di un patrimonio che avrebbe, certamente, costi sociali ed economici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ponte sulla SS18, in prossimit\u00e0 &nbsp;della foce sul fiume Lao, nella omonima valle, oggi vezzosamente detta &lt;&lt;riviera dei cedri&gt;&gt;, \u00e8 un punto straordinario di osservazione del paesaggio disegnato dalla catena dei monti dell\u2019ORSOMARSO. 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